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Storia

Dal passato al presente: i palazzi, i teatri, il porto.
Una Venezia, nuova.

Già ai tempi di Cosimo I, a causa della decadenza del porto Pisano ormai quasi del tutto interrato, si guardava a Livorno come grande scalo marittimo alle dipendenze di Firenze. Ma l’idea prese compiutamente corpo con suo figlio Francesco I, che commissionò nel 1576 all’Archtetto di Corte Bernardo Buontalenti il progetto di una grande città. Su idea del Buontalenti si realizzò una città a pianta pentagonale, con la base a nord, con agli estremi la Fortezza Vecchia a ovest e la Fortezza Nuova a est, e il vertice a sud. La fondazione della nuova città, la posa della prima pietra risale al 1577, si proponeva infatti di potenziare lo scalo livornese quale centro di deposito e di scambio fra il Mediterraneo musulmano e i porti dell’Europa del nord.

Ben presto, richiamata da una serie di benefici e privilegi promossi dal granduca Ferdinando I e dalla riforma dell’ordinamento doganale che fece di Livorno un porto franco, la popolazione iniziò a crescere di numero e il centro abitativo si rivelò presto insufficiente per contenerla tutta. Dopo neppure 40 anni, rese quindi necessario dotare la città di un nuovo quartiere che rispondesse alle esigenze abitative di una classe mercantile in forte ascesa i cui affari erano in diretta comunicazione con il porto.

Fu così che, attorno al 1630, il Granduca Cosimo III decise di innalzare un nuovo quartiere affidandone la progettazione all’architetto senese Giovanni Battista Santi. Nell’area prescelta, tra il Canale dei Navicelli e il fossato esterno delle fortificazioni buontalentiane iniziarono quindi i lavori di costruzione della nuova città sull’acqua, con magazzini e abitazioni posti proprio alle spalle del porto, capaci di ospitare gli interessi dei tanti mercanti che a Livorno trasferirono la gestione dei i loro traffici commerciali.

La difficoltà di edificare questo nuovo quartiere in una zona in parte occupata dal mare rese necessario impiegare tecniche e mano d’opera importate direttamente dalla laguna veneta, che finirono poi per far identificare il quartiere con il nome di “Venezia Nuova”. Quando alla fine del ‘600 in quartiere raddoppiò la sua estensione grazie all’abbattimento di oltre metà della Fortezza Nuova si iniziò a ricavare grandi magazzini posti sotto il piano stradale in cui giungevano, attraverso i canali, ampi barconi (i navicelli) carchi di merci, proveniente dal vicino Porto.

Nel ‘700 la Nuova Venezia divenne il quartiere mercantile per eccellenza. Consoli e importanti mercanti internazionali la scelsero come residenza. Le capienti cantine dei loro palazzi traboccavano di merci di ogni tipo e provenienza in attesa di essere imballate e rispedite via mare per le più diverse destinazioni. Il periodo di massimo splendore si ebbe quando Cosimo III permise l’insediamento di alcuni ordini Religiosi: i Trinitari e i Domenicani, che con l’aiuto delle rispettive case madri e di facoltosi committenti, costruirono bellissime chiese abbellite da arredi, statue e stucchi di gusto Barocco, come la Chiesa di San Ferdinando Re e quella a pianta ottagonale di Santa Caterina da Siena, detta dei Domenicani.

Nell’‘800 le trasformazioni dovute alla navigazione a vapore e lo sviluppo della città borghese al di là del fosso circondario, trasformano il quartiere. I ricchi mercanti abbandonarono la Venezia e vennero sostituiti dalle famiglie di scaricatori e portuali che dettero al quartiere un carattere più pittoresco e popolare, ma purtroppo anche più povero. Il peggioramento delle condizioni igieniche, portò a una serie di epidemie di colera tanto che nel 1889 venne deciso di interrare l’antico canale dei Navicelli, fonte di contagio della malattia, per trasformarlo in quello che divenne il viale Caprera. Dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale, sarà solo alla fine ‘900 che si intraprenderanno alcune operazioni di recupero e valorizzazione del quartiere attraverso il restauro di antichi palazzi e, soprattutto, con il progetto, non ancora concluso, che ha previsto la riapertura del tratto iniziale del canale dei Navicelli.

Nonostante i molti cambiamenti subiti, il fascino del quartiere Venezia rimane sempre intatto. Passeggiando per le sue strade, lungo i canali, si viene sedotti dall’atmosfera suggestiva di questo luogo così speciale, che come per incanto ci porta a immaginare il riecheggiare rumoroso e il colorito vociare di chi, nel tempo, ha vissuto e abitato un quartiere mercantile unico al mondo, fatto di una bellezza autentica e di un fascino decadente che raccontano tante storie in una sola storia, quella di Livorno.