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Il popolo della luna

Palazzo Bagitto • Scali delle Pietre 27
Personale di Rachele Carol Odello in arte Seventeen

Chi è il popolo della Luna?
Quel popolo che studia la luce attraverso il Libro dei libri e attraverso la contemplazione della natura.
La luna accompagna tutte le festività nonché è anche la base del calendario ebraico. Alla comparsa della luna segue una preghiera di ringraziamento per la sua ricomparsa, che è paragonata al sopraggiungere della Shekhinà (dimora – abitazione – presenza), la manifestazione divina. Esprime la speranza nella redenzione e nella venuta di Mashìakh (Messia).
Sia l’uomo che la luna sono soggetti alla legge del divenire, a momenti in cui si cresce, si cala, si sparisce, si rinasce. Da sempre, il rinnovarsi dell’astro notturno è il simbolo di un rinnovamento spirituale e psicologico.
L’immagine della luna ci rinvia a una dimensione di incompiutezza, dove la sua fisionomia non è mai uguale a sé stessa e il suo segreto è fare della propria incompletezza una forza.
Rimanda all’umiltà, alla disarmonia del creato, all’imperfezione, concetti questi che non potevano essere accolti dall’etica e dal pensiero del mondo greco che faceva della perfezione fisica e della compiutezza intellettuale i più alti valori dell’umanità che ben si identificavano nel dominio esclusivo del sole e della sua immagine trionfale. La luna ci fa luce nel buio quando l’oscurità diventa più fitta e angosciante.
La mia firma contiene la luna. Perché? Sono nata il primo giorno di Tishri, festa di Rosh haShana e anche il giorno della creazione.
Unica festa dove la luna non è piena bensì è nuova e non viene annunciata perché molti significati sono avvolti nel mistero.

E il chiarore della luna sarà come la luce del sole, e la luce del sole sarà sette volte più forte, come la luce dei sette giorni della creazione, nel giorno in cui Hashèm fascerà la frattura del Suo popolo e guarirà la piaga della Sua ferita” (Isaia 30,26). “Fosti adorna d’oro e di argento, di vesti di bisso, di seta e di ricami. Ti cibasti di fior di farina, di miele e di olio e diventasti straordinariamente bella, adatta al regno” (Ezechiele 16,13).